Giuseppe De Mita

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De Mita interroga il Ministro Cancellieri

Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc – Scelta Civica per l’Italia, ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta indirizzata al Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, relativa alla soppressione dei tribunali così come previsto dal decreto legislativo 155 del 2012 che (...)

Editoriale

a cura della redazione

09/05/2013

La Commissione Giustizia dovrà condividere le necessità oggettive di non sopprimere i tribunali irpini, che rappresentano un importante presidio di legalità per l’intera Irpinia. Stiamo lavorando ad una valida alternativa alla mannaia della soppressione che sia una revisione delle circoscrizioni più ragionata rispetto a quella estrema, prevedendo quindi, un eventuale accorpamento dei tribunali di Sant’Angelo e di Ariano”.

La soppressione dei Tribunali di Ariano e di Sant’Angelo dei Lombardi in Irpinia penalizza ulteriormente le aree interne che hanno già subito tagli ai servizi sanitari. Ma in tutto il Sud la soppressione dei Tribunali creerà disagi forti per i cittadini. In questo modo si emarginano ulteriormente realtà afflitte da disoccupazione ed emigrazione”.

Prese a caso, sono queste due dichiarazioni rilasciate da parlamentari irpini eletti nella precedente legislatura relativamente al riordino delle circoscrizioni giudiziarie e alla soppressione dei tribunali irpini di Ariano e di Sant’Angelo dei Lombardi.
Il loro ragionamento – ne omettiamo i nomi per ragioni di bon ton – fila. Tutto legittimo, tutto giusto. Ma c’è una piccola postilla che è giusto far rilevare. Di questo loro ardore in difesa del territorio irpino non c’è traccia, o quasi, negli atti parlamentari. Nello specifico, nel parere della II Commissione della Camera non si fa alcun riferimento all’Irpinia, ai tribunali della provincia di Avellino per i quali il decreto legislativo 155 del 2012 prevede la chiusura. Va anche sottolineato come proprio sulla base di quel parere, degli iniziali 37 tribunali per i quali si prevedeva la chiusura, sei sono stati salvati e tenuti fuori dal provvedimento.
E’ anche vero che in quel periodo c’era un accanimento terapeutico nei confronti della Regione Campania, ed in particolare nei confronti di chi rappresentava l’Irpinia in giunta regionale. Tanto accanimento da far passare inosservati scivoloni e distrazioni di qualche parlamentare irpino. Il caso del riordino delle Province, vero capolavoro di superficialità da parte di chi sedeva in Parlamento perché chiamato a rappresentare l’Irpinia, da questo punto di vista insegna, ma anche sui tribunali non è mancato quel tot di approssimazione che non guasta mai.
Adesso, però, proviamo a vedere se qualcosa si può fare per il futuro dei tribunali irpini.

L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE/1

De Mita interroga il Ministro Cancellieri

Soppressione tribunali, chiesto al Guardasigilli di sospendere l’entrata in vigore del decreto legislativo

09/05/2013

Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc – Scelta Civica per l’Italia, ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta indirizzata al Ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, relativa alla soppressione dei tribunali così come previsto dal decreto legislativo 155 del 2012 che dispone la ridefinizione complessiva della geografia giudiziaria con la cancellazione di 31 Tribunali, di 31 Procure e delle 220 sezioni distaccate presenti sul territorio nazionale.
Nell’interrogazione, infatti, si chiede al Ministro Cancellieri di valutare la possibilità di prorogare l’entrata in vigore del decreto legislativo in questione prevista per il 14 settembre 2013, motivando questa decisione per ragioni di tempistica, e quindi organizzative, ma anche e soprattutto di merito.
“Se è vero – dichiara l’onorevole Giuseppe De Mita – che la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati nel corso della precedente legislatura ha dato parere favorevole al decreto legislativo in questione, è anche vero che si è trattato di un parere condizionato. Si chiedeva, infatti, al Governo di effettuare un’attenta analisi dei costi, nel tentativo di coniugare l’istanza di risparmio, pure legittima, e la effettiva tutela del diritto alla giustizia, salvaguardando, pertanto, l’efficienza e la qualità del servizio e non attenendosi esclusivamente ad un astratto e nominale riferimento ai tagli da operare”.

L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE/2

De Mita: tribunali, necessaria analisi piu’ puntuale

Le ragioni dell’interrogazione: guardare all’efficacia del servizio, non solo al risparmio

09/05/2013

“La proroga dell’entrata in vigore del decreto legislativo relativo alla ridefinizione della geografia giudiziaria italiana, al di là delle pronunce della Consulta già calendarizzate, sarebbe utile per ripensare il provvedimento anche alla luce del nuovo indirizzo che l’attuale Governo intende attuare in ogni ambito dell’assetto istituzionale del Paese, tenendo presenti le esigenze di spesa, ma mai venendo meno all’urgenza di crescita”. Lo dichiara Giuseppe De Mita in riferimento alla sua interrogazione parlamentare presentata al Ministro Cancellieri.
L’onorevole De Mita ha, inoltre, sottoscritto una proposta di legge – primo firmatario l’onorevole Costa – che prevede proprio l’introduzione di una proroga all’entrata in vigore del decreto legislativo 155/2012.
“La questione – conclude l’onorevole De Mita – non è difendere in maniera astratta il passato o, peggio, fare rivendicazioni dal sapore propagandistico e localistico, quanto, al contrario, impegnarsi in un’analisi più puntuale dei benefici legati al provvedimento e degli svantaggi che la sua applicazione potrebbe comportare. Oggi si può, anche alla luce del nuovo indirizzo politico dato dal Governo, approcciare al tema in maniera meno ragionieristica, senza cioè perdere di vista l’efficienza del servizio, ma inquadrando la ridefinizione della geografia giudiziaria all’interno di una reale e complessiva riorganizzazione dei servizi stessi. Finora, invece, la vicenda è stata interamente assorbita dentro battaglie di propaganda e di retroguardia, dove al clamore locale non è mai seguita una reale e fattiva presenza nel dibattito nazionale, come accaduto, ad esempio, in Irpinia. Oggi, dopo una nuova e necessaria rilettura del provvedimento, si potrebbe anche arrivare a riconfermarne la ratio, e quindi il contenuto, ma lo si farebbe in maniera ragionevole e consapevole”.

L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE/3

Il testo dell’interrogazione

De Mita: valutare un congruo slittamento dell’entrata in vigore

09/05/2013

Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare presentata da Giusepp De Mita ed indirizzata al Ministro Cancellieri:

Il prossimo 13 Settembre 2013, in attuazione della legge 14 Settembre 2011 n. 148, entrerà in vigore la nuova geografia dei tribunali, di cui al Dlgs n. 155 del 7 Settembre 2012, che dispone la soppressione di 31 tribunali e 220 sedi distaccate;

è noto che in merito sono state sollevate alcune eccezioni di incostituzionalità, accolte da diversi magistrati sparsi di tutta Italia e rimesse alla Corte Costituzionale;

da più parti e dopo una valutazione attenta dei possibili scenari conseguenti ai numerosi ricorsi di incostituzionalità della normativa che pendono dinanzi alla Corte Costituzionale, è stata avanzata la proposta di richiedere una necessaria e congrua proroga del termine di entrata in vigore della revisione della geografia giudiziaria che interromperà l’attività di 31 tribunali e di 220 sezioni distaccate, tra i quali i tribunali di S’Angelo dei Lombardi e Ariano Irpino;

Poco prima dell’entrata in vigore della soppressione delle sedi giudiziarie, sarà discussa davanti alla Consulta la questione di legittimità del decreto legislativo 155/2012, sollevato dal Tribunale di Pinerolo;

si tratta della prima di una nutrita serie di questioni pendenti presso la Consulta per cui questioni di opportunità, suggerirebbero di attendere gli esiti dei giudizi costituzionali per evitare possibili, se non addirittura probabili, impasse istituzionali;

è opportuno ricordare che i pareri espressi a larghissima maggioranza dalle Commissioni competenti di Camera e Senato non sono stati tenuti in conto nella predisposizione del citato decreto e che la predisposizione delle strutture accorpanti è ancora ben lungi dall’essere idonea ad accogliere il personale assorbito per cui si prevedono problemi dal punto di vista logistico ed organizzativo;

se non intenda valutare l’opportunità di uno congruo slittamento dell’entrata in vigore degli effetti delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 155 del 2012.

De Mita

FOCUS/1

Decreto Legislativo 155/2012: ecco cosa prevede

Il provvedimento chiude 31 Tribunali, 31 Procure e 220 sedi distaccate

09/05/2013

IL DECRETO LEGISLATIVO 155/2012
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2012;155
Il decreto legislativo 155/2012 dà attuazione alla delega prevista dall’art. 1 della legge 14 settembre 2011, n. 148 (di conversione del decreto-legge 138/2011), volta a riorganizzare la complessiva distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari (commi da 2 a 5 dell’art. 1).
Gli obiettivi della delega
In particolare, il comma 2 delega il Governo a emanare, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge (e dunque entro il 17 settembre 2012), uno o più decreti legislativi per «riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento dì efficienza», con l’osservanza di una serie dii principi e criteri direttivi, indicati nelle lettere da a) a q) del medesimo comma:
- ridurre gli uffici giudiziari di primo grado mantenendo comunque sedi di tribunale nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011 (il principio di delega fa dunque salvi i tribunali ordinari attualmente esistenti nei comuni capoluogo di provincia) (lett. a)
- ridefinire la geografia giudiziaria, ovvero l’assetto territoriale degli uffici giudiziari, eventualmente anche trasferendo territori dall’attuale circondario a circondari limitrofi, anche al fine di razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane. Nel compiere questa attività il Governo deve tenere conto di «criteri oggettivi e omogenei» che comprendano i seguenti parametri: estensione del territorio; numero degli abitanti; carichi di lavoro; indice delle sopravvenienze; specificità territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale; presenza di criminalità organizzata (lett. b);
- ridefinire l’assetto territoriale degli uffici requirenti (lett. c). Tale operazione deve rispettare i seguenti principi:
• la ridefinizione dell’assetto territoriale non dovrà riguardare le procure distrettuali, ovvero le procure della repubblica presso i tribunali dei capoluoghi dei distretti di corte d’appello;
• la ridefinizione non dovrà comportare la soppressione delle procure presso il tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011;
• possibilità di accorpare più uffici di procura indipendentemente dall’eventuale accorpamento dei rispettivi tribunali. In tali casi, l’ufficio di procura accorpante dovrà poter svolgere le funzioni requirenti in più tribunali. Tale riorganizzazione dovrà consentire una migliore organizzazione delle risorse e dei mezzi, e una più agevole trattazione dei procedimenti;
• possibilità di procedere alla soppressione ovvero alla riduzione delle attuali 220 sezioni distaccate di tribunale, anche mediante accorpamento ai tribunali limitrofi;
- assumere come prioritaria linea di intervento il riequilibrio delle attuali competenze territoriali, demografiche e funzionali tra uffici limitrofi della stessa area provinciale caratterizzati da rilevante differenza di dimensioni (lett. e)
- garantire che, all’esito degli interventi di riorganizzazione, ciascun distretto di corte d’appello, incluse le sue sezioni distaccate, comprenda non meno di tre degli attuali tribunali con relative procure della Repubblica (lett. f).
Il metodo seguito dal Governo
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare, il 6 luglio 2012, lo schema di decreto legislativo recante “Nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, in attuazione dell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148.
L’originario schema di decreto trasmesso alle Camere (AG. 494) aveva previsto la soppressione di 37 dei 165 tribunali (e relative procure) esistenti, di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale nonché della sola procura della Repubblica del tribunale di Giugliano in Campania (166° tribunale, previsto ma mai operativo).
Il parere parlamentare
La Commissione Giustizia della Camera dei deputati ha espresso, il 1° agosto 2012, un parere favorevole, con numerose condizioni.
http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/html/2012/08/01/02/allegato.htm#data.20120801.com02.allegati.all00040

Il testo definitivo del decreto legislativo ha, in particolare, accolto le seguenti condizioni del parere:
• mantenimento in vita di alcuni tribunali in territori caratterizzati da una significativa presenza della criminalità organizzata (sono stati ridotti a 31 i tribunali soppressi, risultando esclusi dall’elenco degli uffici “tagliati” – rispetto allo schema originario – i tribunali di Caltagirone, Sciacca, Castrovillari, Lamezia Terme, Paola e Cassino;
• esplicita previsione di un termine (31 dicembre 2012) per l’adozione delle nuove piante organiche degli uffici giudiziari;
• la riduzione del termine di efficacia della riforma: lo schema prevedeva 18 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta, il parere proponeva 6 mesi; il decreto stabilisce 12 mesi.

FOCUS/2

Decreto legislativo 155/2012: uno sguardo d’insieme

La normativa nel dettaglio

09/05/2013

Il decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, attua la delega per la revisione della geografia giudiziaria mediante la riorganizzazione degli uffici di tribunale e delle relative procure della Repubblica. In particolare, le nuove disposizioni prevedono la soppressione di:
• 31 tribunali;
• 31 procure;
• tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale.
Con riferimento alle sezioni distaccate, nonostante le richieste di mantenimento in vita di alcune di esse, il Governo ha ribadito la totale soppressione in quanto – come affermato nella relazione allo schema di decreto - “modello organizzativo che, dopo oltre un decennio di operatività, si è dimostrato foriero d’inconvenienti sotto il profilo dell’efficienza del servizio e del buon andamento dell’amministrazione, come dimostrano i numerosi provvedimenti d’accentramento adottati dai presidenti di tribunale ex art. 48-ter O.G..”
Il decreto fissa in dodici mesi il termine, decorso il quale diventano effettivi i“tagli” degli uffici giudiziari ordinari, nonchè le disposizioni relative alle ricadute (di natura organizzativa) di soppressioni e accorpamenti degli uffici nei confronti di magistrati, personale amministrativo e personale di polizia giudiziaria. Nel frattempo, e cioè fino al 13 settembre 2013, le udienze già fissate davanti ad uno degli uffici destinati alla soppressione continuano ad essere tenute presso i medesimi tribunali o sezioni distaccate di tribunale. Le udienze che, invece, cadono in una data successiva alla scadenza del periodo di dodici mesi e quindi dopo il 13 settembre 2013 saranno tenute dinanzi all’ufficio che ha accorpato quelli soppressi.
Il contenuto del decreto: la soppressione di tribunali
Il decreto sopprime 31 tribunali, mantenendo in servizio – rispetto allo schema iniziale - 6 tribunali (Caltagirone e Sciacca in Sicilia; Castrovillari, Lamezia Terme e Paola in Calabria; Cassino nel Lazio).
Risulta parzialmente accolto sul punto il parere della Commissione Giustizia della Camera che, in tali aree, riteneva necessario il mantenimento dei suddetti uffici giudiziari oltre a quello di Lucera (invece soppresso); del tribunale di Rossano, accorpato a Castrovillari, si chiedeva l’autonomo mantenimento. Confermato, invece, nonostante il parere contrario della Commissione, il transito del Comune di Niscemi dal circondario del tribunale di Caltagirone a quello di Gela. In conformità del parere della Commissione, sono accorpati al circondario di Caltagirone i comuni di Ramacca, Castel di Judica e Raddusa.
In riferimento al tribunale di Napoli Nord - rispetto all’originaria versione del decreto - risulta accolto quanto previsto nel parere della Commissione Giustizia della Camera sia in ordine all’istituzione di una procura circondariale, che all’allargamento del territorio del circondario di tribunale, al cui interno comprendere anche il comune di Aversa.
Per quanto riguarda la soppressione di tutte le 220 sezione distaccate di tribunale, mentre il CSM nel suo parere aveva manifestato il suo favore ritenendo che “il servizio giustizia ivi erogato sia decisamente insufficiente, specie avuto riguardo ai tempi della risposta giudiziaria, troppo spesso fonte di risarcimento per irragionevole durata”, la Commissione Giustizia della Camera aveva ipotizzato il mantenimento in vita per un massimo di 5 anni delle sole sezioni distaccate, anche previo accorpamento che - per carico di lavoro, riferito alle sopravvenienze, bacino di utenza, estensione del territorio, caratteristiche della collocazione geografica – fossero risultate oggettivamente necessarie per evitare, nella prima fase di attuazione della riforma, disagi organizzativi per la popolazione e disfunzioni del servizio giustizia.
L’articolo 2, comma 1, novella l’ordinamento giudiziario (R.D. 12/1941) al fine di:
• sostituire la tabella “A” sulla base della nuova geografia giudiziaria che vede la soppressione di tutte le sezioni distaccate di tribunale, così delineando, sulla base dei comuni italiani, la sola circoscrizione di ogni tribunale ordinario, distinto per corte d’appello;
• sopprimere le tabelle “B” e “C”, ormai inattuali data la soppressione delle citate sezioni distaccate di tribunale; la tabella “B” recava l’indicazione delle sezioni distaccate di tribunale e la relativa circoscrizione territoriale; la tabella “C” era relativa alle circoscrizioni territoriali delle vecchie preture circondariali e la sua soppressione ha, quindi, natura di semplice aggiornamento normativo;
• abrogare l’intera sezione dell’ordinamento relativa alle sezioni distaccate di tribunale.
Il comma 2 dell’articolo 2 del decreto legislativo 155 rinomina il tribunale di Giugliano in Campania, che diviene il tribunale di Napoli nord, che amplia notevolmente il territorio del suo circondario, inglobando numerosi comuni del circondario del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
L’articolo 3 sostituisce la tabella “A” allegata all’ordinamento penitenziario (legge n. 354/1975) relativa alle sedi e alle giurisdizioni degli Uffici di sorveglianza per adulti.
Dato che ad ogni Ufficio di sorveglianza corrisponde una giurisdizione comprendente più uffici di tribunale, il contenuto della tabella è coordinato con le soppressioni dei 31 tribunali.
L’articolo 4 sostituisce - all’esito della riforma - la tabella “N” allegata al DPR 757/1951, che stabilisce il numero delle corti di assise di appello, delle corti di assise, le loro rispettive sedi e tribunali compresi nelle circoscrizioni di corte d’assise nonché il numero dei giudici popolari.
Rinvia inoltre, per la costituzione delle sezioni di Corte d’assise e di Corte d’assise d’appello, nonché per la variazione del numero dei giudici popolari da comprendere nelle liste generali dei giudici popolari per le citate Corti, all’applicazione le disposizioni di cui agli articoli 2-bis e 6-bis della legge n. 287/1951 (Riordinamento dei giudizi di assise).
Rimane stabilito, quindi, che con DPR, previa proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e sentito il C.S.M., possono essere costituite nel medesimo circolo più sezioni delle Corti d’assise e nel medesimo distretto più sezioni delle Corti d’assise d’appello. Con identiche modalità si può provvedere alla soppressione delle sezioni non più necessarie (art. 2-bis). Con analogo DPR possono, poi, essere apportate le necessarie variazioni al numero dei giudici popolari da comprendere nelle citate liste generali.

FOCUS/3

Decreto Legislativo 155/2012: la transizione

Ecco cosa accadrà subito dopo l’entrata in vigore

09/05/2013

L’articolo 8 disciplina la sorte degli edifici giudiziari nelle sedi soppresse dalla riforma. Il comma 1 stabilisce che il Ministro della giustizia può decidere di continuare a disporre per un massimo di 5 anni degli immobili di proprietà dello Stato o dei comuni già sede dei tribunali e delle sezioni distaccate soppresse, senza che lo Stato debba corrispondere ai comuni alcun rimborso spese per gestione e manutenzione, come ulteriormente specificato dal comma 4. Tali edifici verranno utilizzati a servizio del tribunale che ha accorpato gli uffici soppressi. La decisione del ministro sarà assunta previo parere (non vincolante) del presidente del Tribunale, del consiglio giudiziario, del consiglio dell’ordine degli avvocati e delle amministrazioni locali interessate (comma 2). Infine, il comma 3 stabilisce che per il personale che presta servizio presso gli immobili già sede dei tribunali e delle sezioni distaccate, si considera sede di servizio il comune nel quale l’immobile stesso è ubicato.
L’articolo 9 reca le disposizioni transitorie. Pur non espressamente prevista dai principi e criteri direttivi di delega, la disciplina transitoria può essere ricondotta all’art. 1, comma 3, della legge delega, in base al quale la riforma realizza il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti. In base al comma 1, le udienze fissate dinanzi a uno degli uffici destinati alla soppressione per una data compresa tra l’entrata in vigore del decreto legislativo 155/2012 e la data di sua efficacia (12 mesi dopo) sono tenute presso i medesimi uffici. Le udienze fissate per una data successiva sono tenute dinanzi all’ufficio competente sulla base della nuova geografia giudiziaria stabilita dal decreto legislativo. Fino al decorso dei 12 mesi successivi all’entrata in vigore del decreto, il processo si considera pendente davanti all’ufficio giudiziario destinato alla soppressione (comma 2).
I capi degli uffici giudiziari debbono assicurare – compatibilmente con l’organico del personale effettivamente in servizio e con la migliore organizzazione del lavoro – che i procedimenti penali per i quali sia già stata dichiarata l’apertura del dibattimento proseguano dinanzi agli stessi giudici (comma 3). Il comma 4 prevede che i capi degli uffici giudiziari curano che, ove possibile, alla trattazione dei procedimenti civili provvedano il magistrato o uno dei magistrati originariamente designati.
L’articolo 10 reca la clausola di invarianza finanziaria; l’articolo 11 disciplina l’efficacia, fissata al 13 settembre 2013.
Il provvedimento entra in vigore il giorno successivo a quello di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (comma 1).
Le disposizioni sulla riduzione degli uffici, le nuove tabelle, i magistrati e il personale amministrativo presso gli uffici soppressi e il personale di polizia giudiziaria acquistano, tuttavia, efficacia decorsi 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo (13 settembre 2012) (comma 2).
Il comma 3 disciplina l’efficacia delle modifiche relative alle circoscrizioni giudiziarie de L’Aquila e Chieti. La scelta adottata dal decreto legislativo è stata invece quella di rivedere fin d’ora le circoscrizioni giudiziarie anche con riguardo ai predetti tribunali, esercitando, quindi, subito la delega ma differendo l’efficacia delle nuove disposizioni. Infatti, in base al comma 3, le modifiche delle circoscrizioni giudiziarie de L’Aquila e Chieti e delle relative sedi distaccate sono efficaci decorsi tre anni dall’entrata in vigore del decreto legislativo e nei confronti dei magistrati titolari di funzioni dirigenziali presso gli uffici giudiziari de L’Aquila e Chieti, le disposizioni dell’art. 6 si applicano decorsi due anni dall’entrata in vigore del decreto.

IN IRPINIA/1

Tavolo sull’Isochimica

De Mita: due fronti da seguire con concretezza

01/07/2013

“L’approccio concreto ed operativo assunto dal tavolo che si è riunito oggi pone le condizioni perché sulla vicenda Isochimica si possano dare quelle risposte che si attendono da anni”. E’ quanto dichiara l’onorevole Giuseppe De Mita che ha partecipato questa mattina all’incontro istituzionale che si è svolto presso il Comune di Avellino.
“Rispetto all’Isochimica – ha dichiarato l’onorevole De Mita nel corso del suo intervento – esistono due piani di lavoro paralleli ed è su entrambi che possiamo svolgere la nostra azione. Da un lato c’è la questione della bonifica del sito. La recente sentenza del Consiglio di Stato scioglie un nodo di grande rilievo. La riconosciuta natura giuridica pubblica consente un’accelerazione dei tempi e rappresenta la condizione perché l’area sia riconosciuta quale sito di interesse nazionale”.
“Sull’altro terreno, quello dei lavoratori – ha continuato De Mita – abbiamo assunto l’impegno come parlamentari perché venga finalmente riconosciuto loro un diritto, quello al trattamento pensionistico e previdenziale. Si tratta di un percorso praticabile e rispetto al quale dobbiamo muoverci con quella compattezza che abbiamo già mostrato di avere per la vicenda Irisbsus. Dare seguito con concretezza a questa posizione significherà ottenere un risultato atteso da anni”.

IN IRPINIA/2

A proposito di crisi dei rifiuti

De Mita a Radio Punto Nuovo: il sistema è esploso, era prevedibile

10/05/2013

Avellino - “Quello che sta accadendo ad Avellino, con i rifiuti per strada ed una raccolta ancora singhiozzante, è la conferma di come l’approccio ideologico, sganciato dalla dimensione reale del problema, porti a risultati poco efficienti. Nello specifico, la vicenda è legata all’incertezza di Irpiniambiente nell’affrontare in termini imprenditoriali la gestione del servizio”. E’ quanto ha dichiarato Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc – Scelta Civica per l’Italia, nel corso di un’intervista a Radio Punto Nuovo.
“Oggi ad Avellino i rifiuti sono in strada – ha continuato l’onorevole De Mita - non perché ci sia un problema di discariche o perché sia andato in tilt il sistema a Napoli, ma perché c’è un problema legato all’attuale modello gestionale. In consiglio provinciale, al momento di decidere la strada da seguire, ho sostenuto che la questione della società mista, con la presenza di un privato cioè, non doveva essere letta dal punto di vista ideologico, ma, al contrario, vista come garanzia dei capitali da immettere e soprattutto del controllo della qualità del servizio stesso. Allora mi veniva risposto che la gestione doveva essere pubblica perché il pubblico garantiva trasparenza. E così abbiamo realizzato una società interamente pubblica nella quale il rapporto tra costi ed efficienza del servizio è esploso, con un modello che ha quadruplicato i costi stessi, con una pianta organica indefinita e con i rifiuti che oggi restano per strada perché la società non riceve i pagamenti dai Comuni. Del resto, lo stesso piano industriale di Irpiniambiente presentato in consiglio provinciale conteneva una quantità di elementi indefiniti che lasciava facilmente prevedere il rischio di un aumento indefinito dei costi ”.
“La cosa singolare è che Irpiniambiente è una società interamente pubblica – ha così concluso De Mita - e dovrebbe perciò rispondere in maniera più pura ad esigenze di pubblico servizio e non aprire un conflitto tra società pubblica e Comuni. Che un servizio pubblico venga interrotto da una società pubblica risulta, perciò, inaccettabile. Dovremmo cogliere quest’occasione, anche in campagna elettorale, perché è singolare che proprio in campagna elettorale nessuno parli di questa questione, per discutere sui modelli di gestione del servizio che vanno costruiti sulle esigenze del territorio, su un rapporto equilibrato tra costi e ricavi, ma sempre in ragione della risoluzione del problema e non di un astratto feticcio”.

IN IRPINIA/3

Irisbus, una vertenza nazionale

De Mita alla riunione promossa da Cgil, Cisl e Uil

11/05/2013

Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc – Scelta Civica per l’Italia, ha preso parte ieri sera all’incontro promosso dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil irpine per rilanciare la vertenza dello stabilimento Irisbus di Valle Ufita. L’incontro si è svolto presso il centro sociale “Samantha Della Porta” di Avellino.
“Finora – ha dichiarato l’onorevole De Mita - la capacità che si è avuta è stata quella di muoverci facendo corpo. La vicenda Irsibus non è rivendicativa, seppur ha un suo sapore territoriale, ma ha soprattutto un rilievo nazionale. L’incontro di oggi rappresenta l’occasione per riprendere i termini della vicenda e per riconfermare impegni che a vario titolo abbiamo assunto nei mesi scorsi”.
“Oggi – ha continuato De Mita - ci sono due elementi di novità che rendono tempestiva l’iniziativa di questa sera: la prima è la costituzione del nuovo Governo che ha giù puntato la sua attenzione sull’esigenza della crescita. L’altro aspetto di novità, che non è secondario, è legato alla circostanza che la rigidità nella tenuta dei conti dei mesi scorsi ci ha portato ad un’attuale condizione di maggiore flessibilità che trova, ad esempio, conferma nella possibilità che è stata riconosciuta all’Italia di sbloccare 40 miliardi di euro con il decreto per i pagamenti alle imprese. Sono questi i due elementi che ci portano a ritenere che si è aperto uno spazio nuovo rispetto al passato”.
“Adesso – ha continuato - Il punto è chiedere la convocazione di un incontro con il Governo su due punti: il piano trasporti da un lato, che rappresenta il contesto coerente rispetto a questa vertenza, e dall’altro la politica industriale che si intende attuare sul trasporto pubblico. Il governo ritiene che questo sia una delle priorità? Andiamo a verificarlo. Sono convinto che sia giusto accompagnarci reciprocamente lungo questo percorso, chi per parte parlamentare e chi per parte sindacale, per chiedere al ministro Zanonato di avviare una discussione. Al Governo, infine, va chiesto di affrontare il rapporto con la Fiat in termini più virili”.
“Raccogliamo – ha così concluso De Mita - la sollecitazione di questo incontro per farci promotori di una richiesta di discussione che porti la vertenza Irisbus all’attenzione del nuovo Esecutivo”.

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