Giuseppe De Mita

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La verita’ sull’Alta Capacita’

Dall’edizione del 12 novembre scorso de "Il Mattino" - edizione di Avellino, intervista all’onorevole Giuseppe De Mita sulla vicenda della quarta tratta dell’Alta Velocità - Alta Capacità Napoli - Bari ed il passaggio in territorio irpino. Nessuna polemica con il Governatore Caldoro, l’onorevole (...)
La prospettiva e la concretezza

Il turismo in Irpinia, che fare

24/11/2013

Il turismo in Irpinia, intervento di Giuseppe De Mita pubblicato da Il Mattino nell’edizione di domenica 24 novembre 2013 relativo al workshop di Bagnoli Irpino che si svolgerà lunedì, 25 novembre.

"Finora, a livello nazionale, si è ragionato di turismo con scarsa attenzione alle dinamiche storiche e senza che il fenomeno turistico fosse considerato come un fattore produttivo determinante in un sistema che vede vacillare sempre più l’industria. Mi sono progressivamente convinto che la lettura della condizione storica sia, perciò, uno strumento potente di spiegazione di quello che sta accadendo o di ciò che non è accaduto. Il dato di partenza è che il turismo in Italia non è mai stato concepito come sistema. Ciò che vediamo oggi è perciò il risultato di una debolezza. Al contrario, è proprio la condizione storica attuale a dare al turismo un rilievo non più marginale ed episodico.
Quest’assenza di strategia è facilmente riscontrabile anche in Irpinia. Basta pensare a Montevergine o a Caposele, due località attraversate ogni anno da due milioni di pellegrini che non vengono censiti e di cui non c’è traccia nelle analisi economiche territoriali. Oggi il contesto economico ci consente di guardare al turismo, di leggere il fenomeno turistico attraverso una nuova lente. E’ quello che sta facendo anche il Ministro Bray. E’ quello che abbiamo provato a fare nei mesi scorsi anche in Regione Campania, introducendo una lettura che comprendesse e assumesse la complessità del fenomeno turistico. Lo abbiamo fatto nell’utilizzo dei fondi per la partecipazione alle fiere attraverso una collaborazione più stringente con il mondo delle imprese e utilizzando parte delle risorse, prima destinate alle delegazioni regionali, per ospitare giornalisti ed operatori sul territorio campano. Coincidenza o no, da un po’ di stagioni i dati di presenze ed arrivi sono in netto miglioramento. Lo abbiamo fatto, ancora, con il bando sull’obiettivo operativo 1.9 per la valorizzazione dei beni culturali, introducendo per la prima volta il concetto di gestione del bene riqualificato e prevedendo la revoca del finanziamento pubblico in caso di mancato rispetto dell’obbligo stesso di gestione. Lo abbiamo fatto anche in occasione della definizione del regolamento per l’Albergo Diffuso. Adesso è il professor Dall’Ara a dirci che quel regolamento è il migliore oggi vigente. Come me lo spiego? La norma non si limita a perimetrare l’albergo diffuso rispetto alle pietre, agli immobili, ma lo cala in una necessaria dimensione imprenditoriale figlia del concetto di turismo come fattore produttivo.
L’evidenza, dunque, è di un settore che si evolve. Oggi il turismo di massa si è trasformato in un turismo di moltitudini dove la motivazione prima è la ricerca del benessere, sia esso legato al mare, al vino, alla natura o alla cultura. Il tema, quindi, e vale anche per l’Irpinia, non è l’ingrossamento dell’offerta, come accaduto nella prima programmazione dei fondi comunitari e che ne condiziona e determina una valutazione in chiaroscuro. Oggi il tema è quello della qualità dei servizi che determina le condizioni per il benessere che si cerca dentro le pratiche turistiche.
Queste premesse valgono tanto più per l’Irpinia dove il turismo può essere legato alla cultura – in un’accezione di nicchia, se non di avanguardia – al naturalistico, all’agroalimentare e in generale alle tipicità.
In Irpinia abbiamo bisogno di esperienze pilota che non siano escludenti, ma che devono generare mimesi. La cornice dentro la quale inserire questo processo è quella del Piano di Azioni contenuto nel Protocollo d’intesa siglato un anno fa tra Regione Campania e Provincia di Avellino. E’ in questo quadro che possono trovare spazio le ambizioni turistiche di territori quali l’Alta Irpinia, la Baronia, il Laceno o, ancora, Mirabella ed Avella sull’archeologico, la valle del Calore sul vitivinicolo.
Dobbiamo riuscire a cogliere le specificità e costruire un’offerta adeguata, in linea ed in grado di intercettare una domanda che esiste. Per farlo servono poche risorse, ma è necessaria una forte coesione territoriale, così come devono crescere attori sociali che acquisiscano una sempre crescente consapevolezza del territorio, dei suoi limiti e delle sue potenzialità da leggere ed incardinare dentro un contesto più generale che si presenta oggi così come descritto in premessa. E’ quello che il Ministro Bray sostiene, è quello che molti studi confermano.
E’ chiaro come si tratti di un processo complicato e che investe una dimensione che è in primo luogo culturale. E’ necessaria una specifica sensibilità che consenta di leggere la fase attuale non come un momento di depauperamento e di progressiva desertificazione. Chi interpreta così la condizione attuale vive con gli occhi rivolti indietro. Chi, al contrario, sarà in grado di vivere la condizione dell’oggi come una grande opportunità, allora è pronto a cogliere il futuro".

Ipotesi di sviluppo

La verita’ sull’Alta Capacita’

20/11/2013

Dall’edizione del 12 novembre scorso de "Il Mattino" - edizione di Avellino, intervista all’onorevole Giuseppe De Mita sulla vicenda della quarta tratta dell’Alta Velocità - Alta Capacità Napoli - Bari ed il passaggio in territorio irpino.

Nessuna polemica con il Governatore Caldoro, l’onorevole Giuseppe De Mita tiene a ribadirlo. E, anzi, rilancia, prendendo a spunto la traccia lasciata dal presidente della giunta regionale della Campania. La vicenda è quella dell’Alta Velocità Napoli – Bari, del tracciato confermato dal Governo e della previsione della stazione in valle Ufita. Caldoro parla di un’opera che ha una valenza strategica e non solo per l’Irpinia, ma per la Campania. E De Mita concorda. Ma nei giorni scorsi si è detto di frizioni, lungo il cinguettio irritato di Twitter. Lui smentisce: «Nessuna polemica – dichiara il deputato dell’Udc – non ho fatto polemiche con il presidente Caldoro tra marzo e luglio del 2012 quando la questione sembrava davvero incerta e sono stato l’unico ad espormi, facendo anche scudo alle tante critiche. Figuriamoci se mi lascio andare a polemiche oggi, proprio quando anche Caldoro sottolinea il rilievo che l’Alta Velocità ha per le aree interne e per la Campania nella sua interezza». Certo il tweet di replica al Governatore è stato interpretato come un guanto di sfida, ma De Mita ne dà un’altra lettura; «Ero in treno – dice – e mi è sembrata quasi l’occasione per un saluto, in forma assolutamente amicale, visto che ne avevamo parlato più volte ultimamente, dentro una conversazione da social network. Nulla di più».
Il presidente Caldoro, dunque, assicura che la procedura di localizzazione è alle battute conclusive e che l’approvazione della Legge di Stabilità aprirà una nuova pagina per il futuro finora incerto della tratta Apice – Orsara, De Mita concorda: «Condivido la lettura del presidente Caldoro – continua – ed è per questo che non mi passerebbe per la testa di litigare per un mese in più o un mese in meno rispetto all’avvio dei lavori o per una carta che manca nell’istruttoria. Sono convinto che il presidente Caldoro abbia saputo guardare anche oltre e leggere quello che nella Legge di Stabilità è scritto, ma che può essere sfuggito ai più. Nella nuova finanziaria e’ prevista la possibilità di sostenere con risorse adeguate progetti sperimentali per le aree interne, specie per i servizi alla persona, e sono certo che Caldoro, con l’attenzione che in queste ore sta riservando all’Irpinia, cosa di cui non ho mai dubitato, stia pensando di individuare questa realtà territoriale tra le aree interne per l’Accordo di programma quadro previsto proprio dalla legge di Stabilità, facendo leva sulle ipotesi progettuali contenute da un lato nel Cis per l’Alta Velocità e dall’altro nei protocolli d’intesa siglati tra Regione Campania e Provincia di Avellino che sono la esplictazione del Patto per lo sviluppo. Perciò ora la mia attenzione non è sugli ultimi dettagli di una procedura definita da un anno, ma sui contenuti da dare a questa ipotesi. Del resto è proprio Caldoro a presiedere adesso il Tavolo del Patto, e il passaggio naturale, proprio alla luce di quello che dice sull’Alta Capacità, è fare in modo che questo percorso di concertazione territoriale, avviato nel 2009, quando ero vicepresidente della Provincia, prenda la forma di un progetto sperimentale per il riequlibrio delle aree interne nella nuova programmazione comunitaria. Sarebbe davvero un risultato di grande rilievo. E posso dire che su questa linea non c’e’ ragione per alcuna polemica».
Dunque, l’Alta Velocità e la Stazione Hirpinia perno di un nuovo sviluppo possibile. Su questa traccia concorda anche il coordinamento provinciale dell’Unione di Centro di Avellino che, in una nota, rivendica l’attenzione riservata nell’ultimo anno a questa vicenda: «L’Alta Capacità – si legge - avrà un senso per l’Irpinia solo se riusciremo ad integrarla con ipotesi progettuali che dovranno essere il frutto di una concertazione serrata. Una strada è quella della piattaforma logistica, come è previsto dal Ptcp e come è stato ribadito dal Tavolo per lo Sviluppo della provincia di Avellino che ne ha individuato una vocazione produttiva. E’ una traccia che va seguita. E’ oggi che, dentro un quadro normativo nuovo, si gettano le basi per alimentare una speranza di crescita per l’Irpinia che non dovrà farsi trovare impreparata. Per farlo bisognerà recuperare sul terreno della coesione. Lo scontro a tutti i costi non aiuta e non favorisce questo processo».

Sanita’ in Irpinia

Interpellanza al Ministro Lorenzin

20/11/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc iscritto al gruppo “Scelta Civica per l’Italia”, ha presentato lo scorso 25 ottobre all’aula della Camera un’interpellanza urgente al Ministro della Salute, al Ministro dell’Economia e al Ministro per gli Affari Regionali relativa alle questioni della sanità campana, con particolare riferimento alle aree interne e al blocco del turn over. Il caso concreto affrontato è stato quello dell’azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino.
“L’interpellanza in esame – ha dichiarato l’onorevole De Mita in avvio del suo intervento - sollecita l’attenzione su una questione particolare, però, lo dico subito, vuole evitare di essere una sollecitazione di tipo particolaristico perché, in realtà, partendo da un caso concreto, vuole provare a provocare una riflessione di profilo generale sulle modalità con le quali si sta intervenendo nella sanità, soprattutto per quanto riguarda la spesa e l’eccesso di spesa. Infatti, i provvedimenti adottati, a mia opinione – ma la mia opinione è la conseguenza di un riscontro oggettivo dei fatti – segnatamente il decreto-legge n. 125 del 2010, stanno mettendo in evidenza una quantità di limiti che esigono dei correttivi, ma dei correttivi non ispirati da demagogia o da rivendicazioni di tipo particolare. Mai come questa volta, però, il caso concreto può aiutarci a recuperare principi di ordine generale per intervenire nel miglior modo possibile”
“Il tema vero – ha continuato De Mita - è quello dell’intervento di riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica. E la sanità, per certi versi, è la pietra angolare di questo tema non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche perché essa fa riferimento all’esigenza di ricercare il bilanciamento possibile tra spesa pubblica e tutela dei diritti di cittadinanza. Dobbiamo andare alla ricerca di un punto di equilibrio tra la riduzione della quantità della spesa ed il mantenimento di una qualità della tutela. Invece, finora si è interiorizzato l’eccesso di spesa senza leggerne le ragioni storiche che l’hanno determinato e si è immaginato che la riduzione della spesa fosse di per sé la soluzione”.
“La questione – ha dichiarato ancora l’onorevole De Mita - è razionalizzare la spesa. Certo, la razionalizzazione può anche implicare la riduzione della spesa, ma non è detto che la riduzione della spesa rappresenti di per sé una razionalizzazione della spesa. Nelle regioni commissariate c’è il blocco del turn over. Nel caso specifico, in Campania, soprattutto nelle aree interne, che hanno una loro specificità, si ricorre all’auto-convenzionamento o a prestazioni atipiche che non vengono contabilizzate nella voce «costo del personale» ma sotto la voce «acquisto di beni e servizi». Questo sta portando alla circostanza che in realtà non c’è una riduzione della spesa ma c’è una riduzione della qualità delle prestazioni. Questo vale in generale, ma vale soprattutto per le aree interne. L’interpellanza è rivolta alla sanità, all’economia e agli affari regionali, perché i tre attori che hanno la possibilità di intervenire. Lo dico rivolgendomi al Ministro degli affari regionali: se si sta dedicando giustamente, anche nella legge di stabilità, questa attenzione alle aree interne e alle modalità di organizzazione dei servizi, bisognerebbe indirizzare tutte le misure nella stessa direzione”.
“Allora – ha così concluso l’onorevole De Mita - la questione che pongo è questa: non lo sblocco del turn over sic et simpliciter, ma la verifica nel caso concreto se il mantenimento del blocco, vissuto in termini sanzionatori astratti, così come avviene oggi, non produca effetti contraddittori e se in alcune circostanze non sia preferibile ricorrere alla contrattualizzazione a tempo determinato di giovani medici, perché questo determinerebbe una riduzione effettiva della spesa e un miglioramento della qualità delle prestazioni. Non basta dire che bisogna ridurre la spesa, perché se la riduzione non porta ad una razionalizzazione e ad un miglioramento della qualità dei servizi, stiamo dicendo che non siamo più in grado di garantire i diritti sociali e questa sarebbe la vera sconfitta”.
All’interpellanza ha risposto in aula il Sottosegretario alla Salute, Paolo Fadda.
“L’interpellanza – ha dichiarato il Sottosegretario - descrive un contesto che risponde alla realità dell’intero sistema sanitario regionale campano, anche alla luce di quanto riferito dalla struttura commissariale. Questo ha indotto le direzioni sanitarie e delle aziende ospedaliere a ricorrere a soluzioni alternative, come quelle dei convenzionamenti interni con costi abnormi, come ad esempio accade all’azienda ospedaliera Moscati di Avellino, per garantire i livelli minimi di assistenza, anche se nella misura minima”.
Il Sottosegretario Fadda ha, poi, ripercorso l’iter che ha portato ad uno sblocco minimo e parziale del turn over sul territorio regionale, come accaduto anche per l’azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino.
“Queste misure – ha continuato il Sottosegretario Fadda - non consentiranno di risolvere a pieno il problema. L’onorevole De Mita, come riconosciuto dalla struttura commissariale, ha descritto un quadro regionale molto preoccupante e che deve indurre il Governo ed il Parlamento ad una riflessione. Non è giustificabile che un sistema regionale debba ricorrere a misure non in linea con la normativa vigente per reperire le professionalità necessarie. Ecco perché ritengo che bisogna procedere ad una ricognizione estesa per una ulteriore verifica. Mi faccio, pertanto, carico di verificare la percorribilità di nuove iniziative, anche di natura normativa, per semplificare le vigenti procedure in materia di disapplicazione di blocco del turn over”.
Poi la replica dell’onorevole Giuseppe De Mita.
“Devo dichiarare che sono parzialmente soddisfatto – ha così controreplicato l’onorevole De Mita - Perché la soddisfazione origina dalla circostanza che il problema è stato assunto nella sua consapevolezza. Le ultime parole del Sottosegretario Fadda sono la parte più impegnativa per il Governo e per il Parlamento. Intanto, va detto che la questione sullo sblocco parziale del turn over resta nella logica della rigidità, non è la soluzione perché si tratta sempre di una misura vissuto come una contravvenzione che viene solo parzialmente emendata. L’altra avvertenza che sento di fare è quella di non colpevolizzare chi a valle cerca di trovare misure adeguate per intervenire. Perché i direttori fanno quello che possono. Nei margini di legittimità consentiti, devono prendere qualche iniziativa per garantire i livelli minimi di assistenza. Mi auguro che si prosegua lungo il percorso tracciato dal Sottosegretario. E’ importante, però, che il Governo dia un indirizzo. E’ importante, ancora, che il Ministero dell’Economia svesta i panni dell’ottuso ragioniere e, dialogando con il Ministero della Salute ed il Ministero degli Affari Regionali, individui caso per caso le modalità di uscita da questo collo di bottiglia nel quale ci siamo infilati in materia di spesa pubblica”.

Sull’Isochimica

Richiamo a Damiano

20/11/2013

“Una premessa: qualunque iniziativa possa portare alla soluzione dell’annosa vicenda dell’Isochimica, in particolare per il riconoscimento del trattamento pensionistico ai lavoratori, è un’iniziativa utile, ma ho il dubbio che non tutte le iniziative che si stanno assumendo abbiano lo stesso grado di utilità”. E’ quanto dichiara Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc iscritto al gruppo “Scelta Civica per l’Italia”.
“Sono convinto– continua De Mita – che lo strumento necessario sia una norma di legge e nel tempo sono state depositate alcune proposte, tra cui anche quella che mi vede firmatario insieme ad altri parlamentari irpini, che vanno proprio in questa direzione. Adesso è sorprendente che il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che da ministro non si è distinto per particolare attenzione verso questa vicenda, piuttosto che mettere in discussione queste proposte, convochi un nuovo incontro e proceda nuovamente con una serie di audizioni”.
“Le audizioni – dichiara ancora l’onorevole Giuseppe De Mita – servono per comprendere se esiste un problema e di quale dimensione sia. Ma in questo caso, sappiamo già che esiste un problema, ne conosciamo la dimensione e ci sono già ipotesi concrete che vanno nella direzione di darvi una risposta e quindi una soluzione adeguata”.
“Ripeto – così conclude De Mita – ogni iniziativa può essere utile a trovare una soluzione alla vicenda, ma trovo che ve ne siano alcune più utili di altre e ribadisco come la strada maestra sia quella legislativa. Il presidente Damiano, lo stesso che si è preso la briga di venire ad Avellino per tacciare di demagogia chi ha presentato un disegno di legge, prima che qualcuno gli muova la stessa accusa, deve procedere a calendarizzare la discussione. E’ davvero curioso che da un lato si dimostri a parole tanta sensibilità e dall’altro si ometta un atto elementare, quello di mettere all’ordine del giorno le proposte in oggetto. A me e agli altri parlamentari irpini è stato chiesto di impegnarci su questa vicenda e la sede è quella della discussione legislativa. Non parteciperò al mercato di chi, facendo davvero demagogia, gioca a comprarsi la speranza delle persone”.(leggi la nota inviata al presidente Damiano per sollecitare la calendarizzazione della proposta di legge)

Ospitalita’ diffusa in Irpinia

La qualita’ dell’accoglienza

20/11/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita prenderà parte lunedì, 25 novembre, presso l’Aula Consiliare del Comune di Bagnoli Irpino, al workshop dal titolo “Qualità dei servizi all’accoglienza turistica ed ospitalità diffusa in Irpinia”. L’inizio è previsto per le ore 15.30. L’iniziativa è promossa dal GAL Irpinia.

L’apertura dei lavori è affidata ai saluti di Giovanni Maria Chieffo, presidente del GAL Irpinia, di Filippo Nigro, sindaco di Bagnoli Irpino, e di Gerardo Iandolo, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto.

Seguiranno gli interventi della professoressa Annunziata Berrino, storica del turismo, docente presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, del dottor Vincenzo Borrelli, esperto in certificazione di qualità dei servizi, e del professor Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Italiana Alberghi Diffusi.
A seguire gli interventi del professor Raffaele Coppola, Commissario Straordinario della Provincia di Avellino, dell’onorevole Luigi Famiglietti. I lavori saranno chiusi dall’onorevole De Mita, già assessore al Turismo della Regione Campania.

Il workshop punta l’attenzione sulle potenzialità in termini turistici del territorio del GAL Irpinia, con particolare riferimento alla modalità ricettiva dell’albergo diffuso in considerazione della nuova normativa approvata nei mesi scorsi dalla Regione Campania sull’ospitalità diffusa nei centri storici e nei borghi che è stata definita dal professor Dall’Ara, presidente dell’Associazione Italiana Alberghi Diffusi, come la migliore oggi vigente in Italia.
Il territorio del GAL Irpinia comprende diversi esempi di centri storici che già stanno pensando di usufruire di questa modalità ricettiva o che presentano tutte le caratteristiche per poterlo fare in un futuro prossimo. Collegata a questa indicazione c’è la necessità di dotare il territorio di una rete di servizi che punti sulla qualità.

La sfida della nuova programmazione

Il convegno di Mercogliano

20/11/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha partecipato lo scorso 9 novembre all’incontro dal titolo “Nuovo programma europeo per i giovani 2014 -2020” organizzato dall’amministrazione comunale di Mercogliano in collaborazione con il settore Politiche Giovanili della Provincia di Avellino.
“Ho partecipato a questa iniziativa – ha dichiarato il deputato dell’Udc - con la curiosità di capire quale fosse l’umore delle persone, per comprendere quale fosse il contesto nel quale le azioni si vanno a collocare. Ciò che mi ha colpito è la partecipazione dei ragazzi che è stata giustamente sottolineata come un elemento estremamente positivo. Quella che registro è che c’è una condizione altalenante a metà tra la speranza e la disaffezione, una speranza che è velata da una condizione di malinconia. Non dobbiamo cadere da un lato nel rischio del rancore e dall’altro nel rischio dell’oppio o, per restare ai fondi comunitari, indulgere a questa giaculatoria che va avanti da dieci anni e cioè che le risorse europee siano l’ultima speranza del Mezzogiorno. Questo modo di drogare le aspettative, immaginando che le prospettive del cambiamento siano legate al piegarsi alle logiche dell’offerta, crea una distanza ulteriore tra la condizione giovanile e quello che è il possibile orizzonte”.
Poi in riferimento alla nuova programmazione 2014-2020. “Credo che per la prima volta dopo dieci anni - ha dichiarato ancora De Mita - l’Europa inizi a riflettere su una modifica radicale delle politiche di sviluppo, fondata su una logica che guarda al capitale sociale e ai possibili fattori produttivi. Da noi le politiche di crescita si sono fondate su due pilastri, il pubblico impiego e quello dell’industrializzazione delle aree interne. Adesso l’industria è andata in crisi, ma questo è accaduto in tutto il sistema occidentale. Oggi c’è una crisi che è di ordine sociale e poi di ordine economico. Le difficoltà economiche sono la conseguenza di una crisi della rappresentanza che è iniziata anni fa. Il punto vero su cui la politica ha fallito è stato il fatto di non comprendere questa curva della storia e di rincorrere le singole domande”.
La questione centrale, ha sottolineato De Mita, è quella del nuovo modello produttivo: “Oggi – ha detto - è cambiato il contesto sociale e si recupera la voglia della comunità. Andati in crisi i fattori produttivi del Novecento, ne emergono di nuovi, quelli legati al turismo, all’artigianato, alle tipicità . Adesso possiamo rimettere a fattore produttivo anche l’organizzazione dei servizi alla persona intesa anche nella logica della contrazione dei costi. Sono dell’idea che recuperando tutto il mondo del volontariato e della solidarietà noi ricomponiamo anche le condizioni di vita della comunità”.
Quale il compito delle istituzioni? Sintonizzarsi con la realtà che viviamo. “Adesso - ha dichiarato ancora De Mita - le istituzioni devono far cospirare questi elementi perché la formazione del capitale umano non avvenga in maniera astratta rispetto al modello produttivo. Non possiamo commettere più questo errore, dobbiamo metterci nella condizione per cui la formazione concorra all’emersione dei nuovi fattori produttivi. Oggi si esce da un contesto nel quale avevamo solo garanzie. Nessuno di noi è indisposto ad affrontare un sacrificio, ma quel che rende il sacrificio insopportabile è se è fatto in assenza di opportunità. E’ un percorso non agevole, ma la via del capro espiatorio è una via facile che pero non modifica la realtà e non aiuta.
“Non bisogna - così ha concluso - perciò cadere nel rischio del rancore da un lato e dell’oppio dall’altro. Se riusciamo ad evitare questi rischi, riduciamo la disaffezione e alimentiamo lo spazio di speranza e questo è il più potente motore del cambiamento”.

Il futuro delle Province

Il ddl Delrio

20/11/2013

“Il vero rischio che la proposta di legge Delrio corre è quello di dar vita ad un ridisegno frettoloso. Esiste un problema di costi della politica, ma il problema vero, che viene eluso, è quello della riorganizzazione dei servizi in un’ottica di tutela dei nuovi diritti di cittadinanza. L’ipotesi in discussione, infatti, non garantisce un’effettiva riduzione dei costi, anzi il pericolo è che aumentino, ma soprattutto confonde le istituzioni della rappresentanza con quelle della burocrazia.”, è quanto dichiara l’onorevole Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc iscritto al gruppo “Scelta Civica per l’Italia”, che nei giorni scorsi è intervenuto in Commissione Affari Costituzionali alla Camera in occasione dell’audizione per la proposta di legge di definizione delle Città Metropolitane, delle Province e delle unioni di Comuni.
“La proposta del Governo – continua l’onorevole De Mita - risente di un’approssimazione che non può essere vinta con la logica del facciamo qualcosa subito purché si faccia. Al contrario, il disegno di legge pone seri problemi di costituzionalità, non è in sintonia con la procedura di revisione costituzionale avviata e non affronta il nodo centrale, quello della ridefinizione complessiva dell’articolazione delle funzioni tra i vari livelli”.
“Il disegno di legge del Ministro Delrio – continua De Mita - affida svariate funzioni e innumerevoli poteri alle Città Metropolitane, individuate come lo strumento di concretizzazione del principio di autonomia degli enti locali, e lo fa in maniera disarmonica rispetto a quelli che sono gli attuali compiti delle Regioni. Se è così ha ragione il presidente Caldoro, quando provocatoriamente sostiene che bisognerebbe cancellare le Regioni, intendendo dire che è dalle Regioni che si deve partire”.
“Il tema del riordino – così conclude l’onorevole De Mita - non può essere eluso. Ma va affrontato con serietà. Non può essere una variabile della fretta. Queste critiche non vogliono portare al risultato di non fare niente, ma, al contrario, a quello di fare bene. Non vogliamo buttare la palla in tribuna, ma entrare nel merito vero della questione. Il pericolo è quello di scivolare su di un terreno di demagogia poco intelligente su sui rischiamo di farci male”.

L’orizzonte del popolarismo

Oltre l’Udc

20/11/2013

L’onorevole Giuseppe De Mita ha preso parte lo scorso 28 ottobrel popolarismo” che si è svolto presso l’auditorium della giunta regionale al Centro Direzionale di Napoli.
“Siamo stati quelli che hanno provato a leggere e ad anticipare la crisi del sistema politico – ha dichiarato il deputato dell’Udc – ma poi non siamo stati capaci di incarnare una proposta. E abbiamo anche commesso l’errore di un eccesso di generosità nella formula adottata alle Politiche. Non siamo perciò diventati gli attori di un cambiamento possibile. Nel passaggio elettorale di febbraio è accaduto che metà degli elettori italiani non è andata al voto, mentre una parte ha ceduto alla protesta. Oggi dobbiamo comprendere quello è accaduto e sintonizzarci. Esiste anche una questione di credibilità perché dobbiamo riconquistare uno spazio, ma non possiamo prendercela con il destino cinico e baro”.
“Abbiamo declinato le ragioni della crisi del bipolarismo – ha continuato De Mita - ma ora non riusciamo a capire più qual è il nostro spazio. Se siamo stati eversivi dentro quello schema, oggi il punto è come ricomporlo e questo non può accadere dentro la logica vecchia di posizionarci da una parte piuttosto che dall’altra. Dobbiamo andarci a posizionarci nella traiettoria del possibile cambiamento. E la risposta non può venire dai gruppi parlamentari dei caporali senza voti del PdL. Così come non possiamo lasciarci trascinare nelle beghe con Scelta Civica. Dobbiamo, invece, aprirci lo spazio dentro questa domanda afona che c’è nella società”.
“Il popolarismo – così ha concluso l’onorevole De Mita - è stato un metodo di analisi della realtà e di cura possibile del disagio delle persone. Il popolarismo italiano non ha epigoni in Europa, e questo sia chiaro a chiunque. Dobbiamo assumere la consapevolezza che lo spazio c’è. Dobbiamo solo avere il coraggio della sfida del futuro”.

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